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Sicilia dal cuore greco e medievale - Uscita del 28 febbraio 2010
Partiti da Catania con un lieve (…) ritardo, ci dirigiamo verso Giardini Naxos via autostrada. Da Giardini puntiamo i manubri verso la Valle dell’Alcantara, fino a Francavilla di Sicilia, paese di normanna memoria.
La bellissima ss 185 ci porterà poi, tramite una lunga serie di tornanti, fino all’ultimo punto dei Peloritani, Portella Mandrazzi.
Dai suoi oltre 1100 metri di altitudine iniziamo la discesa che ci porterà alla stupenda Novara di Sicilia, uno dei Borghi più belli d’Italia, che sorge sulla pendice della montagna da cui si scorge l’antica Tindari, in un incantevole scenario naturale a valle di un imponente sperone di roccia, la Rocca Salvatesta, che raggiunge i 1340 m. Le piccole case affastellate, la trama di vicoli e viuzze talvolta sormontati da archi, i decori delle facciate, l’eleganza dei palazzi, la sontuosità delle chiese danno fascino a un assetto urbanistico d’impronta medievale.
Successivamente iniziamo la discesa verso la strada provinciale che collega la Palermo-Messina con l’abitato di Patti. Intorno, l’orizzonte si allarga sempre più, l’occhio spazia da Capo Calavi alla penisola di Milazzo, fino alle isole Eolie, e alle prime pendici dei monti Nebrodi. Siamo in una delle zone archeologiche più interessanti dell’isola, dove si concentrano numerose testimonianze della storia dell’uomo.
Dalla moderna Patti può iniziare un itinerario a ritroso nel tempo: dai bei quartieri ottocenteschi dell’abitato, fino a Tindari, una delle ultime colonie greche in Sicilia. Lasciato l’abitato, seguendo le indicazioni per Patti Marina si incontrano i resti di una villa romana, affiorati casualmente durante la costrizione di un viadotto dell’autostrada Messina-Palermo.
La villa, costruita intorno ad un grande peristilio porticato, risale al tardo periodo imperiale e conserva mosaici di pregio. La strada sale ancora, fino ad arrivare all’antica Tyndaris, in cima ad un promontorio roccioso a picco sul mare. Salvatore Quasimodo amò particolarmente questi luoghi, tanto da dedicare loro una delle sue poesie. Fondata da Dionigi di Siracusa nel 396 a.C., fu una postazione cartaginese, in seguito assoggettata a Roma. Lungo le ampie strade, restano il teatro greco, la basilica, le terme, muri d’epoca ellenistica, romana e bizantina. C’è anche un piccolo museo che custodisce statue, capitelli e ceramiche.
A segnare la fine di Tyndaris furono un terremoto e le devastazioni degli arabi, ma la sua bellezza non lascia indifferente il visitatore, soprattutto se si arriva al tramonto. Poco distante, un santuario custodisce la statua di una Madonna nera, venerata in tutta la Sicilia. Ai piedi dell’antica cittì si stende la laguna di Olivieri, protetta da una riserva naturale. Il gioco delle correnti disegna il profilo mobile di sinuose lagune di sabbia, alle cui spalle occhieggiano tre laghetti, chiamati Verde, Marmello e Vergolo. A primavera, si fermano a riposare gli uccelli migratori provenienti dall’Africa. Da Patti, ci si può spingere in direzione di Messina, fino a Milazzo, che sorge su una lingua di terra protesa nel Tirreno. La città, che è il principale porto d’imbarco per le Eolie, meriterebbe una sosta, per visitare il castello medievale e il duomo rinascimentale, ma purtroppo si è fatto tardi, e siamo costretti a imboccare la via del ritorno, non senza qualche rimpianto… Alla prossima!
