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IL GIORNO IN CUI LA MOTOCICLETTA CAMBIO’
Tokyo. 25 ottobre 1968. Tra gli stands del Motorshow Mr. Soichiro Honda si aggirava sereno. Stava per presentare al mondo una bella motocicletta. Ben fatta. Forse, ai suoi occhi di giapponese, non appariva perfetta; ma di certo, nel complesso, i suoi ingegneri avevano fatto un buon lavoro. Mr. Honda contava sul fatto che un discreto numero di motociclisti appassionati avrebbe dato buona accoglienza alla sua ultima creatura. Certo…era un cambiamento; la Honda non era un marchio sconosciuto ma nemmeno un colosso: il ciclomotore CUB, di buona qualità e fattura, aveva ottenuto il favore dei mercati un po’ dappertutto, ma il CUB non era una motocicletta. Giganti come Triumph, Norton, Harley Davidson e ancor più Moto Guzzi, Ducati, Benelli, Galera, erano inarrivabili. Mr. Honda era conscio di fare un passo importante, ma certo non poteva sapere che stava per spingere “la Motocicletta” a fare il più sensazionale balzo in avanti della sua storia! E certo non poteva nemmeno sapere che di lì a pochi giorni il suo peggiore incubo sarebbe diventato far fronte alle ordinazioni per la più strabiliante moto di serie del suo tempo: la Honda CB750 Four! L’Honda Four si trovò ad affrontare un mercato -sulla carta- molto ostile. I bikers europei non avevano mai premiato particolarmente il prodotto giapponese; sino ad allora –del resto- i costruttori giapponesi avevano realizzato soltanto piccole motociclette utilitarie, essenzialmente ciclomotori: di ottima qualità –d’accordo- ma non certo così affascinanti da accendere la passione di un motociclista. V’è anche da considerare, e da non sottovalutare, che i motociclisti di quei tempi erano motociclisti per davvero, e non certo fighetti da bar! Domare una Guzzi, una Triumph, o una Laverda di allora in accelerazione era più o meno come cavalcare un toro infuriato, e la vita di un biker, allora, era una vita fatta di mani sporche d’olio, di chiavi inglesi, bulloni e puntine platinate da regolare in mezzo alla strada. Lo so, lo so che la maggior parte di voi non sa nemmeno cosa siano le puntine platinate: oggi ci sono le centraline elettroniche, che non si regolano mai… ma se si guastano sei fottuto! Dunque, i bikers di allora, dicevo, erano abituati a cavalcare bestie selvatiche e di grande fascino…le sportive inglesi ed italiane, per non parlare delle cupe e severe bicilindriche teutoniche! Tra l’altro, i più esperti motociclisti, non mancavano di accorgersi che la 750 Four qualche difettuccio l’aveva. Nel maggio del 1970, Motociclismo, per mano di Guido Rosani (uno dei migliori giornalisti di moto dell’epoca) scriveva della Four "una coppia di ammortizzatori o anche solo un paio di molle più dure non costano molto", e poi "... un bel freno anteriore a quattro ganasce, magari un Fontana da 250, ci avrebbe ben più soddisfatti.". Eppure quel giorno avvenne qualcosa di veramente straordinario. La CB 750 Four era bella, molto bella. Ed era comoda. Aveva morbide sospensioni, capaci di incassare le asperità dell’asfalto senza restituirle alla schiena del pilota (per il vero erano anche troppo morbide, tanto che molti motociclisti le sostituivano subito con le sportive Marzocchi o con altri prodotti italiani di qualità) o a quella della sua compagna. Aveva una bella frizione morbida da azionare. Il freno anteriore (il primo sul mercato con comando idraulico) poteva essere azionato anche da chi aveva un esile braccio da impiegato del catasto. Non perdeva olio, e perciò non sporcava i pantaloni; e questa era una novità non da poco, perché sino ad allora, in moto, ci si poteva andare solo con un abbigliamento trasandato, destinato ad essere macchiato d’olio. Ma soprattutto, non si guastava mai -cazzo- non si guastava mai! All’improvviso, non era più necessario essere provetti meccanici per essere motociclisti, né avere le braccia di Primo Carnera. E si poteva andare in motocicletta anche con i pantaloni buoni: che rivoluzione amici! La moto era veloce, anche se non da primato; non arrivava ai duecento orari (quel muro, all’epoca, veniva infranto solo dalla mitica Guzzi V7 Sport) ma era la qualità complessiva del veicolo che colpiva davvero, e soprattutto la facilità di guida. Insomma, Soichiro Honda aveva inventato la motocicletta per tutti: il successo che ne scaturì fu letteralmente planetario. Quei quattro scarichi –stupendi, visti da dietro- fecero impazzire il mondo. Da quel 25 ottobre del 1968, durante i dieci anni che seguirono, la Honda vendette quasi 600.000 motociclette CB750Four, diventando il colosso della motocicletta che oggi conosciamo. Non solo. L’enorme successo conseguito consentì alla casa di realizzare altri capolavori quali la CB500Four e la CB400FourSS. L’Honda CB750Four fu il Big Bang dal quale si originò l’universo della motocicletta moderna. Grazie Soichiro!
Jovan

