Elefantentreffen

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DIARIO DI VIAGGIO DI UN "ELEFANTE"

Ma quanto cazzo di tempo ci può volere per infilarsi un paio di guanti!” Questo mi frullava per la testa mentre osservavo senza fiatare Peppe, che con la solita studiata lentezza indossava per la centesima volta tutti i suoi griffatissimi capi tecnici. Me lo faceva apposta. Lui lo sapeva perfettamente che quelle ripetute, lunghe ed inutili soste mi irritavano oltremodo, ed allora, per il puro, sadico, piacere d’innervosirmi, accentuava deliberatamente la già proverbiale lentezza dei suoi gesti. Non volevo dargli a vedere che avevo colto prontamente quei suoi sorrisi sfuggiti, quei ghigni malamente dissimulati guardando in direzione opposta alla mia. Eppure quelle sue “furbe” trovate per spezzare il ritmo del viaggio mi facevano veramente incazzare; come quella (che io, per amor di pace, fingevo di non capire) di non fare il rabbocco di benzina quando io mi fermavo per fare il pieno, in modo da estorcermi una sosta in più alla successiva stazione di servizio. Insomma…mi stava prendendo per il culo! 24.01.2006. Partenza da Acireale 24 gennaio, si parte da Acireale.

L’appuntamento con Peppe è per le 08:00 alla stazione di servizio vicino il casello autostradale. Catania / Thurmansbang Solla tutta su strada, senza l’ausilio di mezzi alternativi, questo è il programma: che follia! Si presentano all’appuntamento anche Andrea e Rosario, partecipi della nostra gioia per la partenza, e decisi ad accompagnarci lungo i primi cento chilometri, fino a Messina, da dove poi ci imbarcheremo sul traghetto per il continente. Mi commuove l’abbraccio dei ragazzi al momento di lasciarci, ed imbarco sul traghetto, assieme alla mia pesante e stracarica motocicletta, un gran fardello di timori ed angoscia, ma anche di orgoglio ed aspettativa. Peppe appare pienamente sereno, anzi, direi raggiante: il pensiero dei rischi che potremmo correre non lo sfiora nemmeno.

La traversata scivola via tranquilla, ed il momento dello sbarco segna il vero inizio del viaggio. I primi 250 chilometri passano quasi noiosamente; l’autostrada Reggio Calabria / Salerno è tutta un cantiere, e si viaggia in un’unica corsia a velocità davvero ridottissime. All’altezza di Cosenza la temperatura comincia a scendere progressivamente, sino a giungere a meno 5°, ed una tormenta di neve ci coglie ancora impreparati. E’ troppo presto, siamo appena partiti, e sebbene sapessimo che quel tratto di autostrada riserva spesso brutte sorprese –dal punto di vista climatico- non ci aspettavamo tanto. In quel frangente io –intimorito dalla vista dei cavalcavia immersi in una nerissima coltre di nubi- penso addirittura di lasciare l’autostrada e di proseguire su statale, anche per scongiurare il pericolo che il forte vento ci crei dei problemi durante l’attraversamento degli altissimi ponti. Peppe insiste per proseguire sull’autostrada, e faccio bene ad ascoltarlo, perché in effetti, pur con qualche piccolo sacrificio, superiamo abbastanza agilmente il tratto più critico.

Alle 16:00 circa ci fermiamo per una sosta in autogrill, nei pressi di Salerno. Peppe non manca di attaccare un bottone pazzesco con la banconista –povera donna- e le racconta tutti i “perché” ed i “per come” della nostra impresa. Poi viene il momento del collegamento con la radio. Approfittando di qualche amicizia Peppe ha ottenuto che una piccola radio della sua Acireale segua il nostro viaggio con collegamenti telefonici quotidiani in diretta. Per la verità io trovo la cosa estremamente fastidiosa –sostanzialmente una intromissione nel mio privato- ma non ho il coraggio di opporre alcun veto a Giuseppe, che al contrario è decisamente entusiasta. Insomma, in definitiva, finisco anch’io con il farmi intervistare alla radio e con il propinare agli incolpevoli ascoltatori una sontuosa porzione di sproloqui motociclistici. Conclusosi il fugace momento di celebrità ci congediamo dalla banconista e ci rimettiamo in marcia. In serata approdiamo a Cassino; troviamo a breve distanza dal casello un alberghetto, un po’ vecchiotto, magari, ma confortevole. Il gentilissimo proprietario, per non lasciare all’addiaccio le nostre moto, ci concede addirittura di parcheggiarle all’interno della sala ristorante, tra i tavoli. 25.01.2006. Cassino – Avio. Il mattino seguente ci riserva una bella sorpresa: un cielo azzurro e sereno, senza vento. La temperatura è bassina ma sopportabilissima: oscilla tra 0° e - 2°. Penso che con queste condizioni climatiche dobbiamo fare più strada possibile. Viaggio in preda ad una sorta di esaltazione, ma dopo manco mezz’ora di marcia Peppe mi fa segno di fermarci e di uscire dall’autostrada.

Uffa! Siamo arrivati a Valmontone e lui, essendosi reso conto dell’impossibilità di portare a termine il viaggio con i guanti che aveva acquistato, ha deciso di fermarsi da Piacentini Moto per cercare qualcosa che lo protegga un po’ meglio dal gelo… Ora, ciò che mi fa davvero incazzare non è tanto il fatto che io gli avevo già fatto presente il problema da mesi – e quindi avrebbe ben potuto risolverlo prima- quanto il fatto che per comprare un merdosissimo paio di sopraguanti restiamo fermi a Valmontone per oltre due ore e mezza! L’acquisto più ponderato della storia! In effetti, quelle due ore e mezza vengono più che altro impiegate dal buon Peppe per diffondere in tutto l’agro romano la novella delle nostre epiche gesta. La mia pazienza, comunque, non è ancora particolarmente provata… e così decido di sopportare il tutto in rassegnato silenzio.

Quando Dio vuole, finalmente ripartiamo. Il viaggio prosegue senza noie per qualche centinaio di km. Giunti nei pressi di Firenze incontriamo i primi elefanti: è un momento particolare, emozionante, anche perché ci rendiamo conto che quegli elefanti sono anche i primi motociclisti incontrati lungo tutto lo stivale! Poi pian piano la visione di altri Bikers diretti a Solla diviene più frequente ed io comincio a realizzare che sto davvero guadagnandomi il mio primo Elefantentreffen! Ci fermiamo a dormire in un bed & breakfast di Avio, in provincia di Trento; seppure con continue soste, abbiamo viaggiato fino alle otto di sera, ed ora fa un freddo della madonna.

26.01.2006 – Si passa la frontiera. Ancora bel tempo, ma freddo intenso. Oggi si fa sul serio, c’è da passare il Brennero. Commetto uno sbaglio: mi accaldo eccessivamente nel caricare il bagaglio, e così al momento di mettermi in marcia sono in un bagno di sudore. Morale della favola, dopo manco cinquanta chilometri sono congelato! Mi vedo costretto a fermarmi in un autogrill per recuperare la temperatura. Mi spoglio e stendo gli abiti sopra un tavolino ad asciugare, tra gli sguardi attoniti degli astanti. Dopo pochi minuti sono di nuovo caldo, asciutto e pronto a ripartire. Ah… va davvero meglio. Dopo avere attraversato una valle incredibilmente fredda ci fermiamo ancora una volta per riscaldarci e comprare le vignette per l’autostrada austriaca. Siamo ad un passo dalla frontiera.

E’ qui che ci capita di conoscere Luigi, Gilberto e Filippo. Sono anche loro Elefanti, e per giunta di una scoppiettante simpatia. Decidiamo perciò di fare strada insieme. Scopriamo che Luigi è un Elefante veterano, con otto Elefantentreffen all’attivo, un consumato motoviaggiatore -con un bagaglio di fantastici viaggi in Africa e Sudamerica- e che è anche il “capo” del motogruppo “bikertourist”, che ha sede vicino all’autodromo di Monza. Tutti insieme passiamo il Brennero senza difficoltà ed attraversiamo l’Austria per addentrarci infine nella gelida Germania. Ridacchio un po’ nell’accorgermi che ad ogni sosta i nostri nuovi amici si scambiano sguardi attoniti e perplessi per i lunghissimi tempi trascorsi nell’attesa di Peppe, impegnato nella sua tradizionale sequenza di (nell’ordine): svestizione-pisciata-caffè-sigaretta-relax-raccontarelastoriadellasuavitaadunosconosciutocamionistaarmeno-altrasigaretta-farebenzina-rivestizione- farsi aiutarearimettersiilsottocascoperchèdasolononciriesce- ripartenza. Comunque i tre dimostrano di avere più pazienza di me e non commentano… Pian pianino si arriva ad Erding, la città dove viene prodotta la mia birra preferita: l’Erdinger. Ci aspetta una bellissima serata in un pub teutonico a base di “wiener schnitzel mit pommes und salat” (che tradotto dal tedesco significa “cotoletta con patate fritte ed insalata”) ed ottima birra Erdinger. Poi, dopo una lunga passeggiata nel ridente paesino, ce ne andiamo a letto tutti contenti. Mancano circa duecento km. Domani arriveremo all’Elefante!

27.01.2006 – l’Elefantentreffen! Veniamo svegliati dai nostri amici. E’ ora di ripartire. Per una volta, nel tentativo di riorganizzare il mio disordinatissimo bagaglio, sono io a farmi attendere… ma non per molto. Verso le 09.30 siamo in marcia verso Solla. Il freddo è intensissimo. Mentre attraversiamo la Foresta Bavarese i nostri termometri ci dicono che siamo a - 15°. BBBRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!!!!!!!! I circa duecento chilometri mancanti, comunque, complice l’adrenalina oramai alle stelle, scorrono senza difficoltà, fino a quando ci troviamo davanti una stradina di campagna il cui accesso è sorvegliato da un paio di giganti teutonici chiaramente abbigliati da bikers. Ci siamo! Imbocchiamo la stradina e presto ci avvediamo che entrambi i margini della carreggiata sono occupati da una interminabile teoria di motociclette parcheggiate a spina di pesce. Siamo arrivati all’Elefantentreffen!

Raggiungiamo il piazzale d’ingresso. Lì c’è il carretto degli organizzatori, dove si fanno le iscrizioni. Provo una gioia indescrivibile quando avvisto lo striscione con la scritta “50 Jahre Elefantentreffen”. Ce l’ho fatta! L’avevo sognato per una vita ed ora sono qui…con la mia moto…dopo quasi duemila chilometri percorsi. Ho i brividi. Dappertutto solo motociclette e motociclisti, di tutte le età, nazionalità, generi e categorie, granturismo, sportive, street fighter, enduro, cross, trial, custom, chopper, moto d’epoca, ciclomotori, sidecar, quad, trike…tutto di tutto di tutto e di più. Devo essere capitato nel paese delle meraviglie! Corriamo ad iscriverci al raduno, e conquistiamo finalmente patches, spille, targhetta metallica dell’anno duemilasei, adesivo, e libretto con il programma del raduno (tutto in tedesco): il kit completo del perfetto Elefante. Noto diversi bikers che si accalcano per attaccare sul carretto dello staff l’adesivo del proprio motoclub. Ne è strapieno…

I nostri amici scaricano le moto –loro sono organizzati per dormire in tenda- mentre io e Peppe decidiamo di raggiungere l’albergo, già prenotato da mesi, per prendere possesso della camera, e soprattutto per accertarci che non vi siano disguidi in ordine alla prenotazione (sapete com’è, con queste prenotazioni fatte via internet…). Senza grosse difficoltà raggiungiamo il borgo di Thurmansbang e quindi il nostro albergo. Proprio davanti all’albergo, però, succede una cosa che mi turberà per il resto del viaggio. Peppe passa avanti sulla stradina completamente innevata, e riesce a raggiungere la piazzola antistante la hall ed a parcheggiare la sua moto. Io, invece, rimasto un po’ indietro, centro in pieno una lastra di ghiaccio, e rimango bloccato lì sopra, fermo, senza potere andare né avanti né indietro. Provo più volte a lasciare la frizione il più gentilmente possibile, ma non c’è nulla da fare: la moto slitta e tende a cadere, tanto che la trattengo a fatica. Mi rendo conto che dalla direzione opposta sopraggiunge un bus locale, al quale, ovviamente, sto ostruendo la strada. Il bus è ancora lontano, ed io provo di tutto per togliermi di mezzo; oltretutto non sono per niente convinto che con tutto sto ghiaccio quel cazzo di bus possa riuscire a fermarsi! A quel punto chiamo Peppe, che è già sceso dalla sua moto e gli chiedo di aiutarmi.

Lui mi risponde seccamente che non può aiutarmi perché … gli scappa di fare pipì, e fugge dentro l’albergo. Allora un gruppo di ragazzi tedeschi mi viene ad aiutare, e riesco finalmente a smuovere la motocicletta da quell’inghippo. Dire che sono furibondo è eufemistico. Nella mia etica di motociclista ciò che ha fatto Peppe è di una gravità inaudita: si è rifiutato di aiutare il compagno di viaggio in difficoltà. Io al suo posto mi sarei piuttosto pisciato sotto, ma prima di tutto avrei aiutato il mio compagno. Mentre a me fumano le orecchie – nonostante il gelo- Peppe esce dall’albergo come se niente fosse e mi rivolge la parola. Gli faccio notare che sono un zinzino contrariato per il suo comportamento, poi, per un minuto, smetto di rivolgergli la parola ed anche lo sguardo, ed entro nell’albergo. Ciò che faccio nei minuti successivi sono solo gesti automatici, ma ho un pensiero fisso: sono mostruosamente incazzato con Peppe!

Comunque, nell’arco di pochissimi minuti, considerato che in questa situazione è decisamente inopportuno litigare, mi costringo a razionalizzare la cosa. Ma sì, ma sì…devo comprenderlo…in fondo gli scappava la pipì… Questa vicenda mi lascerà un vago malumore per tutto il resto del viaggio. Riacquistata la calma cerco di minimizzare e ce ne andiamo a pranzare. Dopo mangiato ci trasferiamo di nuovo al raduno, dove passiamo tutto il pomeriggio beandoci di ciò che ci circonda. L’Elefantentreffen è un vero e proprio delirio d’amore per la Motocicletta. Ogni personaggio, ogni gesto, ogni comportamento…ogni simbolo, ogni logo, ogni stemma, ogni bandiera…tutto è un distillato di motociclismo…o una citazione di storia della motocicletta.

C’è da perdersi… guardandomi intorno provo la stessa gioia che provavo quando, da bambino, passavo davanti ad un concessionario e rimiravo ammaliato quella fila di cavalli d’acciaio pronti ad essere condotti in capo al mondo…. L’Elefantententreffen è un motoraduno indescrivibilmente bello e coinvolgente. Chiunque sia davvero appassionato di motociclette non può perderselo, credetemi! C’è solo un ma. Ci rendiamo conto di non essere in tutto e per tutto parte della manifestazione. Andare in tenda è un’altra cosa, arrostire la carne sul fuoco di legna, far bollire il vin brulè per dividerlo con un tedesco, o con un francese, assistere allo spettacolo di tutti quei fuochi che spiccano nella notte. Percepiamo un vago disagio per non essere parte di questo gioco, e ci ripromettiamo che la prossima volta sarà in tenda.

Intanto, per oggi, si sta facendo sera, la temperatura sta scendendo in picchiata e tra un po’ ci sarà molto ghiaccio per la strada. Meglio rientrare a Thurmansbang. Riguadagnato l’albergo parcheggiamo le moto per la notte e ci concediamo una passeggiata nel paesino. Entriamo in una piccola locanda in perfetto stile bavarese, dove ci intratteniamo per la cena. L’atmosfera è molto calda e distesa. Tutti gli ospiti sono Elefanti, e tra i tavoli non si parla d’altro che del raduno, della condizione delle strade, di quelli che, provenendo dalla Lombardia, sono rimasti bloccati dalla neve ed hanno dovuto rinunciare, di quelli che, pur di non perdersi il raduno, visto il maltempo, sono venuti in macchina. Dopo cena ci intratteniamo sul balcone dell’albergo a fumare il sigaro della vittoria. L’impresa è compiuta. Siamo qui ed abbiamo fatto tutta la strada in moto! Parliamo un po’ del da farsi per il giorno successivo. Suggerisco timidamente a Peppe di ripassare dal raduno per scattare ancora qualche foto. Peppe nicchia, ed io non insisto. In fondo, se non partecipi appieno alla festa (vale a dire con la tenda e tutto il resto) va a finire che ti senti un po’ troppo turista. Perciò decidiamo che domani mattina si riparte.

28.01.2005 – Rotta verso l’Italia. La giornata di oggi inizia con una mia bella scivolata sul ghiaccio, che regala una sonora sghignazzata a tutti gli abitanti di Thurmansbang e dintorni! Dunque…vi racconto: la stradina che passa davanti all’albergo è in discesa, ha una notevole pendenza e –soprattutto- a quest’ora del mattino è tutta un’unica lastra di ghiaccio! Perfetto…io, conscio della insidiosità del fondo, inizio a scendere piano piano, con i piedi giù a terra a stabilizzare la motina; fatto sta che, percorsi pochi metri, la moto pare accelerare di colpo, e mi scivola da sotto il culo coricandosi sul ghiaccio ed iniziando una lunga scivolata verso valle. Ma la cosa davvero ridicola è che il mio stivale destro rimane incastrato tra le staffe del bauletto, ed io inizio a scivolare per tutta la strada appeso alla motocicletta, che mi tira giù per un piede! Che figura di merda! Per aiutarmi a risollevare la moto ci vorranno sei persone, tra le risate dei presenti. Una volta ripartiti, la strada inizia a scorrere senza particolari sussulti. In cuor nostro ci stiamo gustando la gioia per la riuscita della spedizione, mentre sotto le ruote passano veloci prima tutta la Baviera, poi tutta l’Austria, ed infine il Brennero. Siamo in Italia. Il viaggio è andato piuttosto bene, a parte le solite decine di pallosissime soste. So che Peppe non tollera più le mie pressioni, ma non so proprio cosa farci: sono un pochino nervoso. Io detesto fare le soste: mi piace andare, andare, andare…

Ci fermiamo a Bolzano, dove l’amico Tataritsch ci ha prenotato l’albergo ed organizzato una piacevole serata. Così ce ne andiamo a cena fuori, e gustiamo degli eccellenti bigoli con il ragout d’anatra. Durante la cena sputo finalmente il rospo che tenevo da un po’ incastrato nel gargarozzo. “Senti Peppe, l’impresa oramai è riuscita ed archiviata…perché, domani, non ci alziamo presto e ci facciamo un bel tappone come si deve, che ho voglia di farmi finalmente una bella sgroppata in moto con tutti i sentimenti, senza fermarci ogni 10 km?”. Mentre lui sta ancora sgranando gli occhi io la butto giù lì, e gli propongo “Bolzano - Napoli tutta una tirata…alle diciannove ci imbarchiamo sul traghetto per Catania”.

A quel punto lui sbotta fragorosamente: “Tu sì pazzu! Non sinn’ha parrari!”. Mi sta dando dello squilibrato. Lascio cadere l’argomento, ma ormai quella voglia incontrollabile mi si è insinuata nel cuore. Ne riparleremo domani. Dopo cena Peppe, assai stanco, se ne torna in albergo a dormire; io invece proseguo la serata con il Tataritsch in birreria; quando torno in albergo e saluto l’amico di Bolzano è l’una passata. 29.01.2006 – Rotolando verso sud. Mi sveglio con un’idea fissa: Bolzano-Napoli! Ho voglia di guidare. Peppe lo intuisce, me lo legge negli occhi, e non sa cosa inventarsi per dissuadermi. Facciamo colazione in un clima di falso relax, e si fa piuttosto tardi.

Peppe mi propone di affittare un furgone, caricare le moto e scendere giù al calduccio, oppure di informarci per il trasporto moto sul treno. La mia risposta non lascia adito ad equivoci: Bolzano-Napoli, tutta una tirata! C’è un clima strano tra noi due: nessuno ha voglia di litigare e nessuno ha voglia di cedere. Peppe prova a convincermi che il mio proposito è impossibile, irrealizzabile…che se arriviamo a Firenze è già un bel traguardo… Comunque…verso le nove e mezza ci troviamo finalmente in sella e partiamo. Facciamo manco cento chilometri che già ci fermiamo. Mi girano decisamente le balle. Guarda caso in autogrill incontriamo di nuovo i nostri amici Luigi & company. Io percepisco che ogni minuto di ritardo rende più improbabile la riuscita del mio tappone, ed in tutta sincerità, non mi vorrei fermare nemmeno per salutare. Peppe invece intravede un’opportunità per rallentarmi ancora, ed insiste per salutare gli amici, entrando senza esitare nel bar dell’autogrill.

Ok, ok… si chiacchiera un po’ … ci si scambia gli indirizzi… poi racconto a Luigi del mio progetto di arrivare fino a Napoli entro le 19:00 (siamo più o meno dalle parti di Verona). Luigi quasi ride della mia idea: “Non ce la potete fare. Se arrivate fino a Firenze è già un bel traguardo”. Credo che Peppe sia felice di questa risposta, datami, peraltro, da un motoviaggiatore di grandissima ed indiscussa esperienza. Io non batto ciglio, saluto gli amici del “bikertourist” e sollecito Peppe a ripartire. So che Luigi è un grande viaggiatore, ma so anche che è un endurista, e non uno stradista puro come invece sono io; io so perfettamente che la tappa è fattibilissima, seppure abbastanza impegnativa. “Ma quanto cazzo di tempo ci può volere per infilarsi un paio di guanti!” Questo mi frulla per la testa mentre osservo senza fiatare Peppe, che con la solita studiata lentezza indossa per la centesima volta tutti i suoi griffatissimi capi tecnici. Me lo sta facendo apposta. Finalmente ripartiamo, ma dopo nemmeno un’ora di marcia siamo di nuovo fermi in autogrill per non so quale caspita di motivo. Devo decidermi a fare qualcosa, o non ce la farò mai ad arrivare a Napoli per tempo. Peppe si è tolto tutto l’abbigliamento tecnico, si è seduto su di una panchina e non pare intenzionato a smuoversi di lì. Esamino la situazione. Siamo più o meno vicini a Modena, zona per lui piuttosto familiare. Problemi di salute non sembra averne. Il tempo non è proibitivo, pioviggina appena appena. Non penso che avrebbe problemi a proseguire da solo. Io ho una voglia pazzesca di spalancare il gas e dare finalmente libero sfogo alla mia motocicletta!

Ok… ho deciso! “Senti Peppe . . . adesso partiamo seriamente ed entro le sette saremo a Napoli per l’imbarco sul traghetto. Basta cazzeggiare!” A questo punto credo che Peppe si indispettisca seriamente, comunque –senza apparentemente scaldarsi- si rifiuta categoricamente di fare ciò che gli chiedo. Gli faccio capire che ho davvero voglia di farmi un cazzo di giro in moto come si deve e che non intendo rinunciarvi. “Adesso mi metto in marcia e comincio ad andare a 110 km/h fissi, ma non mi fermerò più se non per fare il pieno. Decidi cosa vuoi fare… hai tutto il tempo per raggiungermi, se vuoi.”. Mi metto in moto e per una cinquantina di chilometri procedo davvero a centodieci fissi; in cuor mio, però, so già che Peppe ha preso la sua decisione e che per questa cosa non intende seguirmi. Più o meno all’altezza di Bologna perciò, non vedendo nessuno negli specchietti, mi decido ad assestarmi sulla mia velocità di crociera e … parto per un tappone spettacolare alla tedesca! Come da previsioni, alle diciannove e trenta sto seduto su di un divano, a bordo del traghetto, masticando un panino. Domani riabbraccerò mia moglie e mia figlia! Sento al cellulare Peppe, che si è fermato a Firenze, come Luigi aveva previsto.

Io sono stanchissimo ma mi sento realizzato. E’ stata la tappa più bella di tutto il viaggio. Ho fatto circa novecento chilometri senza mai scendere dalla moto (tranne una volta –per pochi secondi- per fare pipì a bordo autostrada). Tutte quelle soste mi spezzavano il ritmo e mi toglievano il senso dei grandi spazi; praticamente mi toglievano completamente il gusto del “viaggiare in motocicletta”. Che posso farci…sono fatto così. Tirando le somme • L’Elefantentreffen è un motoraduno assolutamente spettacolare, da non perdere. Se pensate di amare le motociclette, non esitate ad andarci. Vi troverete proiettati in una specie di universo parallelo dove la motocicletta sta al centro di tutto! Bellissimo, bellissimo, bellissimo!!! • Siamo stati molto fortunati… è stato un Elefante facilissimo: quasi sempre con il sole! Sarebbe arrivato anche un bambino con la moto elettrica, e questo mi ha tolto un po’ di soddisfazione. Certo, freddo ce n’era, ma per il freddo basta coprirsi adeguatamente… • Viaggiare in coppia è molto difficile -si sta troppo a stretto contatto- ed è facile fare scintille, soprattutto se gli interessati hanno dei caratteri forti e magari spigolosi. Occorre avere la maturità di capire che queste inevitabili scintille non debbono minare l’amicizia. Comunque, credo che sia più rilassante partire da soli oppure in gruppo. • Mi dispiace un po’ che il mio compagno sia rimasto solo, ma in fondo ha deciso lui di non seguirmi, io non l’ho certo scacciato. E poi, comunque, molti mesi prima della partenza io avevo avvisato tutti coloro che pensavano di venire con me che “Chi decide di partire in moto con me accetta di entrare nella mia dimensione…” e soprattutto che chi non se la fosse sentita di venirmi dietro in qualsiasi momento sarebbe stato lasciato nel luogo in cui avesse gettato la spugna. Non mi sono discostato di nulla da quanto avevo preannunciato.

Jovan

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